Il ciclo del veicolo nell’economia circolare

Innanzitutto, che cos’è l’economia circolare?

L’economia circolare è un modello economico etico, sostenibile e strategico che mira a riutilizzare e a reintegrare i residui delle attività di produzione, sfruttando al massimo le risorse attraverso il loro reimpiego e riciclo, al fine di ridurre gli sprechi e l’impatto sull’ambiente.

Questo sistema coinvolge l’intero ciclo di vita di un prodotto: dalle fasi pre-produzione che prevedono l’approvvigionamento delle materie prime, alla produzione vera e propria, alla distribuzione, l’uso, il riuso, la manutenzione, fino al disassemblaggio e al riciclaggio.

L’economia circolare applicata al mondo dei motori.

I principi dell’economia circolare sono stati estesi anche al settore automobilistico, il quale rappresenta un’importante risorsa di materiali riciclabili, grazie alla Direttiva End of Life Vehicle del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa ai veicoli fuori uso (del 18 settembre 2000, n. 2000/53/CE), concretizzatasi a livello nazionale nel D. Lgs.2009/2003, poi modificato ed integrato con il D. Lgs.152/2006.

Le prescrizioni della Direttiva e di tali decreti regolamentano la gestione dei veicoli fuori uso, disciplinando le misure e i requisiti che tutti gli operatori della filiera devono rispettare (responsabilità condivisa) per un corretto trattamento eco-ambientale;sia nei momenti di produzione e progettazione dei veicoli, sia in quelli di recupero, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti.

Mentre nell’economia lineare l’automobile aveva un ciclo vitale breve costituito dalla produzione, dall’utilizzo e dallo scarto finale (un processo che ricorda quello della “Città di Leonia” immaginata da Italo Calvino per simboleggiare il consumismo usa e getta delle metropoli moderne); nell’economia circolare l’automobile e le sue componenti hanno guadagnato una rinnovata longevità, sull’onda della green economy e della sostenibilità.

Per operare in questa direzione è necessario che sin dalla fase di progettazione i costruttori di veicoli e di componenti adottino misure di prevenzione volte a:

  • Favorire il recupero e il riciclaggio dei veicoli fuori uso e dei relativi materiali, attraverso nuove modalità di costruzione che seguano l’evoluzione della normativa relativa al settore;
  • Ridurre il volume dei rifiuti da smaltire, specialmente quelli pericolosi, dei quali va impedito il rilascio nell’ambiente;
  • Ridurre l’utilizzo di sostanze inquinanti nella realizzazione dei veicoli;
  • Reimpiegare i materiali riciclati per incrementarne lo sviluppo sul mercato.

Il ciclo di un veicolo a fine vita.

Per comprendere meglio il ciclo di un veicolo nell’ambito dell’economia circolare, lo si può paragonare a quello dell’essere umano secondo le ideologie religiose: dopo la morte, c’è una seconda vita ad attendere la “defunta” automobile, la quale dopo aver attraversato i regni infernali in un processo di purificazione, riaffiora sulla terra sotto nuove vesti, “reincarnata”.

Il processo di gestione dei veicoli fuori uso si articola in diverse fasi:

  1. Il conferimento;
  2. Il trattamento (messa in sicurezza, demolizione, cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA), frantumazione;
  3. Il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero.

Il conferimento: il detentore – chiunque consegni la vettura, sia se ne è il proprietario effettivo sia se lo detiene a qualsiasi altro titolo – consegna il veicolo ad un centro di raccolta o in alternativa, in caso di acquisto di uno nuovo, alle concessionarie autorizzate o agli automercati che provvedono a trasmetterla ad un centro al suo posto.

Il trattamento èil complesso di procedimenti finalizzati alla selezione, allo smontaggio di parti reimpiegabili e al prelievo di materiali riciclabili. Si suddivide in messa in sicurezza, demolizione, frantumazione.

La messa in sicurezza consiste nell’asportare le parti potenzialmente inquinanti (accumulatori al piombo, oli esausti, liquidi refrigeranti, carburanti, contenitori di combustibili gassosi, CFC e HFC, materiali esplosivi,condensatori contenenti PCB, componenti contenenti mercurio) selezionate per tipologia, caratteristiche e classificazione e poi stoccate nel settore “stoccaggio rifiuti pericolosi” se non reimpiegabili o, in caso contrario, avviati al reimpiego diretto come ricambi usati, o al recupero e al riciclaggio (plastiche, vetro, pneumatici ecc.). Questa operazione particolarmente delicata prevede l’impiego di specifiche attrezzature che limitino il più possibile le operazioni manuali.

Dopodiché l’autoveicolo viene consegnato all’impianto di demolizione in attesa della radiazione (PRA) e successivamente sottoposto agli altri trattamenti. L’etichetta “demolizione” sta ad indicare l’insieme delle operazioni di smantellamento del veicolo in parti elementari – manualmente, meccanicamente o mediante entrambi i metodi – e la verifica delle componenti da re-immettere in commercio. Le azioni svolte in queste tipologie di impianti devono essere gestite secondo specifici accorgimenti tecnici, in accordo con il principio della prevenzione dall’inquinamento ambientale, evitando qualsiasi pericolo di dispersione di fluidi, gas e polveri pericolose. Quindi si provvede all’eliminazione delle sostanze tossiche. Questo stadio è fondamentale perché la possibilità di recupero dei componenti dipende dai sistemi di demolizione adottati. Dunque, trattandosi di operazioni insidiose, è opportuna la presenza di personale altamente competente e qualificato.

Il materiale riciclabile viene immagazzinato per tipologie in containers, cassoni scarrabili o cassonetti per il successivo conferimento agli impianti di recupero.

Le carcasse bonificate, private di ricambi e parti riciclabili, vengono destinate alla rottamazione e poi alla frantumazione. Durante questa fase la carcassa viene maciullata in un frantoio e attraverso un sistema di vagliatura vengono separate le parti metalliche da quelle non metalliche (fluff). Queste ultime devono poi essere scorporate in step successivi. Il materiale ferroso viene trasformato in un prodotto di piccole dimensioni “prontoforno”, in cui la parte di acciaio viene isolata e convogliata direttamente alle acciaierie.

Il fluff (residuo di frammentazione) è formato perlopiù da materiale combustibile,metalli non ferrosi, parti di gomma e plastica, ossidi e materiali inerti. Questo rappresenta una risorsa inutilizzata, o meglio, mal sfruttata. Infatti, potrebbe valere come valido sostituto dei combustibili tradizionali, ma – almeno in Italia – generalmente non è soggetto ad alcun trattamento per il recupero dei suoi costituenti, pertanto la sua destinazione finale è la discarica: ciò causa costi di smaltimento ingenti e possibili rischi di contaminazione ambientale. Come accade in altri paesi europei ed extraeuropei, sarebbe opportuno che anche nel nostro si sviluppassero tecnologie mirate di recupero e riciclaggio di questi materiali.

Quali materiali si possono riciclare e quale può essere il loro nuovo impiego?

Come detto, il fine ultimo dell’economia circolare del veicolo è evitare sprechi e danni ambientali per mezzo del riciclaggio. Ma quali sono le componenti che si possono recuperare e ri-funzionalizzare?

In primo luogo,senza dubbio, ci sono le componenti in plastica: paraurti, sedili, cruscotto, serbatoi, tappezzeria, fanali e così via. La percentuale di riciclabilità non è sempre assoluta, bensì varia in base ai differenti materiali e alle tecnologie impiegate per realizzare i manufatti di destinazione, i quali appartengono al settore degli arredi urbani, dell’edilizia, dei beni durevoli…

Pensate che persino il vostro telefono cellulare può essere composto da materiale recuperato da rifiuti meccanici!

In secondo luogo, ci sono gli pneumatici. La gomma, naturale o sintetica della quale sono composti, può trovare nuova linfa nei settori più disparati. Per citarne alcuni:nell’edilizia, negli arredi urbani e stradali, nelle infrastrutture, negli impianti sportivi, nei prodotti per l’agricoltura.

Ancora, si possono recuperare gli oli esausti, i quali, una volta raffinati, diventano oli lubrificanti per autotrazione, oli lubrificanti industriali, combustibili, prodotti bituminosi.

Il materiale metallico, che costituisce il 75% di un’automobile, viene riciclato e destinato all’industria metallurgica.

Per quanto riguarda il vetro, la situazione è più controversa, ma sembra che ci sia una capacità di riciclo abbastanza ampia affidata all’industria del vetro.

Un’innovazione al passo coi tempi.

La strada intrapresa dall’economia circolare è probabilmente l’unica percorribile per raggiungere l’obiettivo di un futuro più verde e di una produzione ecosostenibile. Soffermandoci sul campo automobilistico, questa innovazione in Italia assume un’importanza rilevante in termini di risorse riciclabili, soprattutto considerando che ogni anno quasi un milione di veicoli giunge a fine vita.

Fonte principale: APAT